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Le intercettazioni telefoniche: cosa sono?

Spesso ci capita di sentire in televisione o di leggere sui giornali di qualcuno al quale è stato inoltrato un avviso di garanzia a seguito di prove ottenute tramite “intercettazioni telefoniche”; ma cosa sono, e come vengono realizzate?

Con il termine “intercettazione”, si fa riferimento ad un’attività svolta al fine di captare conversazioni telefoniche, o comunque comunicazioni telematiche in generale, al fine di acquisire elementi di prova nell’ambito di un’indagine giudiziaria.

Al fine di comprendere nel suo insieme le particolarità di questo sistema investigativo, occorre accennare innanzitutto a tutta una serie di disposizioni legislative atte a regolarlo.

In primo luogo, è doverosa una riflessione sul testo costituzionale: all’articolo 14, viene in primis sancita “l’inviolabilità del domicilio” e ancora, l’articolo 15 dispone la libertà e la segretezza della corrispondenza.

Ponendo attenzione proprio all’articolo 15, dal suo primo comma emerge appunto che “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione sono inviolabili”.

Proseguendo con la lettura, al secondo comma esso apre ad alcune limitazioni, disponendo appunto che “La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.

Da quanto stabilito, s’intuisce chiaramente come questa attività sia consentita solamente se autorizzata, e per quanto riguarda le sue modalità di esecuzione il testo costituzionale, in linea con il principio di “riserva di legge”, riserva appunto alle fonti legislative ordinarie il compito di determinarle.

È infatti il Codice di procedura penale (c.p.p.) all’articolo 266, a prevedere in modo rigoroso i presupposti che possono portare il Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria a richiedere l’attività d’intercettazione: se tali presupposti sussistono, l’attività è autorizzata dal G.I.P. (Giudice per le indagini preliminari); ma come funzionano le intercettazioni?

Soffermandoci sul tipo più comune d’intercettazione, ossia quella telefonica, gli organi inquirenti pongono formale richiesta ai gestori della “rete telefonica generale” (composta dalla quasi totalità delle società di telefonia, siano esse pubbliche o private) di fornire tale servizio all’autorità giudiziaria attraverso l’utilizzo delle proprie strutture: fondamentalmente, essi altro non fanno che duplicare le linee telefoniche oggetto della richiesta, al fine di farle confluire al “centro intercettazioni telefoniche” della Procura della Repubblica da cui tale richiesta è stata avanzata.

Le registrazioni telefoniche ottenute vengono coperte attraverso un sistema di criptazione particolare volto ad impedire che possano essere captate da terzi, siano esse persone fisiche o sistemi informatici.

È naturale che questo sistema possa far insorgere i soliti teorici del complotto, che approfittando dell’ignoranza in materia del cittadino, tentino di spacciare tale pratica come un modus operandi diffuso senza un criterio, inculcando nell’uomo comune l’idea di una società Orwelliana improntata sul controllo della popolazione, dunque, per essere ancora più chiari: ciò non è nella maniera più assoluta!

La pratica dell’intercettazione telefonica, come esaustivamente sviscerato precedentemente, segue dei protocolli rigidi nel rispetto più assoluto di quanto stabilito dalla legge, e la sua attuazione è severamente concessa nei soli casi esposti con precisione dal sopracitato articolo 266 c.p.p.

Ma una domanda ulteriore può comunque sorgere: è possibile essere intercettati da entità che non siano istituzionali? A questo è impossibile dare una risposta univoca: come detto, gli operatori della “rete telefonica generale” hanno certamente in mano gli strumenti per poter ascoltare le conversazioni di chiunque, ma quale vantaggio trarrebbero i suddetti nell’ascoltare conversazioni di comuni cittadini?

Il traffico telefonico ha una dimensione inimmaginabile, sarebbe impensabile anche solo pensare di poter controllare la totalità delle conversazioni di una città di modeste dimensioni come ad esempio Pavia, figuriamoci attenzionare l’intera popolazione di una nazione.

In conclusione: senza motivata autorizzazione da parte della magistratura (che comunque sempre consegue a condotte penalmente rilevanti tenute), nessun individuo, sia esso in divisa o meno, ha né la possibilità, né l’interesse ad ascoltare le nostre telefonate.

Bronco